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Tra vigne e ulivi

Cinzia Conti

Foto: Maria Paola Martini

Ci sono strade che in macchina si percorrono e basta. In bicicletta è diverso.


Le distanze tornano ad avere un peso. Una salita è una salita, il vento si sente, una curva nasconde davvero quello che viene dopo. E ogni tanto viene voglia di fermarsi. 


Non perché ci sia necessariamente qualcosa da visitare. 


Anche solo per guardarsi intorno.


Questo giro comincia a Bevagna e a Bevagna ritorna, dopo quasi cinquanta chilometri. Strade per lo più secondarie, poco traffico, salite mai troppo cattive. In mezzo, una parte d'Umbria che non ha bisogno di mettersi in posa: vigne, ulivi, borghi, case, campagna. E strade. Non sempre perfette, naturalmente.


Si parte da Bevagna


Si lascia il borgo e si comincia a salire. Senza strappi, almeno all'inizio.


San Marco, poi la strada verso Gualdo Cattaneo. A un certo punto viene da voltarsi. La pianura è già più lontana di quanto sembrasse. Sopra, la Rocca domina la valle.


Poi si scende verso Bastardo.


Il nome strappa ancora un sorriso a chi non è di queste parti. Qui, invece, è semplicemente Bastardo. Un paese vero, attraversato ogni giorno da gente che lavora, torna a casa, fa la spesa. Ed è giusto che sia dentro questo viaggio, perché l'Umbria non è una cartolina continua.


Si attraversa l'abitato e si ricomincia a salire verso Castagnola. Qualche casa, una curva, di nuovo la campagna.


Il giro è anche questo.


A San Felice viene voglia di fermarsi


L'Abbazia di San Felice arriva lungo il percorso quasi come una pausa.

Viene voglia di appoggiare la bicicletta, bere un po' d'acqua, fare due passi. Dopo aver guardato per chilometri la strada davanti alla ruota, si alzano gli occhi.


Pietra. Silenzio. Tempo.


Non serve aggiungere molto.


Poi si riparte verso Giano dell'Umbria. Qui gli ulivi non bisogna andarli a cercare. Sono parte del paesaggio e aiutano a capire perché l'olio, da queste parti, venga prima ancora della tavola. Nasce qui, fra questi alberi e questa terra. Poi arriveranno il frantoio, il pane, la bruschetta.


E poi cambiano le colline


Verso Moscatini e Montefalco arrivano i filari.

Tanti.

Il Sagrantino, prima di avere un'etichetta e finire dentro un bicchiere, è questo: una vite, una collina, qualcuno che quella terra la lavora.

Dalla bicicletta certe cose si vedono bene. Forse perché si va abbastanza piano.

Montefalco è lassù. La famosa “Ringhiera dell'Umbria”. Ma dopo un po' di strada nelle gambe interessano meno le definizioni e più quello che si ha davanti.


Poi finalmente si scende.


La strada dalla Torre di Montefalco riporta verso Bevagna, in mezzo alle vigne. La pedalata cambia. Le gambe girano più leggere e il punto da cui tutto era cominciato si avvicina.

Quasi cinquanta chilometri, a quel punto, si fanno sentire.

E si fa sentire anche la fame.


Prima di tornare a Bevagna


Per fortuna, poco prima di rientrare, su una collina c'è El Rancho.


E qui il racconto cambia.


O forse no.


Perché anche questo ristorante appartiene alla terra che si è appena attraversata. Solo che al posto delle vigne e degli ulivi, qui ci sono le persone.


El Rancho nasce quando Bevagna non era ancora una destinazione turistica. Per i bevanati è stato a lungo un punto di ritrovo, quasi una seconda casa. Un posto dove si andava per mangiare, certo. Ma non soltanto per quello.


La storia comincia con Mario e Maria, che aprono il locale, e continua oggi con i loro figli Francesco, Massimo e Manuela.


Manuela è in cucina. Ed è forse un piccolo gesto a spiegare meglio di tante parole che cosa rappresenti questo posto: per molti bevanati passare dalla cucina per salutarla è una cosa normale.


Un saluto. Due parole.


Come si fa con qualcuno di casa.


A volte anche gli amici finiscono in cucina


Al Rancho il confine tra cliente, amico e padrone di casa non è sempre stato così netto.

Salvatore, per esempio, qualche volta si metteva a preparare la sua amatriciana. Ermanno portava in tavola i suoi piatti di pesce.


E poi c'era Luigi Frappi, pittore e frequentatore del locale. Lui non ha lasciato soltanto ricordi: sulle pareti sono rimaste le sue opere.


Sono storie piccole.


Ma forse un paese è fatto soprattutto di questo. Di persone che entrano in un luogo abbastanza spesso da finire per lasciarci qualcosa di sé.


Paglia e fieno


Poi ci sono le tagliatelle.  Paglia e fieno.

Le crearono Mario e Maria e sono rimaste il piatto simbolo del Rancho. Oggi continua a prepararle Manuela, conservando quel gusto che viene dalla cucina degli anni Settanta e che, evidentemente, nessuno qui sente il bisogno di rendere più moderno.

Ci sono anche la carne alla brace, il tartufo, le tagliatelle al cinghiale e gli altri piatti della cucina locale.

E poi ci sono le porzioni.

Abbondanti.


Perché al Rancho è rimasta una convinzione piuttosto semplice, molto poco interessata alle mode: quando si va al ristorante, si va per mangiare. Non per assaggiare.


Dopo quasi cinquanta chilometri in bicicletta è difficile trovare qualcosa da obiettare.

Si era partiti da Bevagna e a Bevagna si ritorna.


In mezzo vigne, ulivi, qualche salita, paesi dai nomi curiosi, un'abbazia, filari, strade buone e altre un po' meno. Alla fine una tavola, una famiglia, un piatto che continua a essere cucinato come tanti anni fa.


Forse la Terra nostra è proprio questo.


Non soltanto i luoghi che attraversiamo.

Quello che incontriamo lungo la strada.


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IL GIRO, PER CHI VUOLE PEDALARLO


Partenza e arrivo: Bevagna Distanza: circa 48–50 km Percorso: Bevagna → San Marco → Gualdo Cattaneo → Bastardo → Castagnola → Abbazia di San Felice → Giano dell'Umbria → Moscatini → Montefalco → Torre di Montefalco → Bevagna Fondo: strada asfaltata prevalentemente a basso traffico Difficoltà indicata: medio-facile Adatto anche a: bici da turismo ed e-bike.



Cinzia Conti

5 settembre 2026

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