top of page

Quello che un cammino può regalarci

Aldo Giuseppe Geraci

Ci sono cammini che ci incantano per ciò che ci fanno vedere. Altri che, se concediamo loro il tempo necessario, finiscono per guardarci dentro.


E qualche volta accadono entrambe le cose.


Me ne sono accorto camminando lentamente nella pianura tra Santa Maria degli Angeli e Assisi. Una giornata piena di sole, l'estate che sembrava non volersene ancora andare, la terra appena lavorata, il vento, i verdi della campagna e, davanti, Assisi distesa sulle pendici del Subasio.


Avrei potuto fermarmi alla bellezza del paesaggio.


Ma non è questo che vorrei raccontare.

Perché, continuando a camminare, mi sono accorto che stava accadendo qualcosa di molto più semplice e, proprio per questo, più difficile da spiegare: stavo rallentando.


Non soltanto il passo.


I pensieri, le preoccupazioni, quella continua necessità di arrivare da qualche parte. A poco a poco rimanevano il rumore dei passi, il vento, ciò che avevo davanti agli occhi e le persone con le quali condividevo il cammino.


E forse abbiamo bisogno proprio di questo.


Camminare senza avere fretta di arrivare.


Perché quando il passo rallenta succede una cosa strana: cominciamo a vedere ciò che normalmente attraversiamo senza guardare. E qualche volta, mentre torniamo a vedere quello che abbiamo intorno, torniamo anche a vedere noi stessi.

Il cammino, allora, diventa qualcosa di più dello spazio che separa una partenza da una meta.


Mi sono chiesto se, in fondo, non assomigli un po' alla vita.


Si parte, si procede, qualche volta ci si ferma. Ci sono tratti che percorriamo soli e altri nei quali qualcuno cammina accanto a noi. Non è necessario parlare continuamente. A volte basta sapere che l'altro c'è. E magari condividere una sensazione, un silenzio, una cosa bella incontrata lungo la strada.


Quel giorno l'Umbria era lì intorno a noi.


Ma non era soltanto una scenografia meravigliosa.


C'erano Assisi e il Subasio. C'era la terra lavorata dall'uomo da secoli. C'era il Bosco di San Francesco. C'era una storia fatta di uomini e donne che proprio in questi luoghi hanno cercato risposte alle grandi domande dell'esistenza.


C'era, inevitabilmente, anche il misticismo di una terra di santi.


Io non possiedo la certezza della fede. Non ho quell'ancora alla quale altri riescono ad affidarsi. Eppure, arrivando al Bosco di San Francesco, ho avvertito con forza qualcosa che non saprei definire e al quale non voglio necessariamente dare un nome.


La sensazione che ciò che siamo non finisca interamente in ciò che possiamo vedere e toccare.


Forse è spiritualità. Forse è soltanto la potenza della bellezza quando finalmente le concediamo il tempo di raggiungerci.


Non lo so.


E forse non è neppure necessario saperlo.


So invece che in quel momento ho sentito un grande desiderio di vita. Di esserci. Di non lasciare che le giornate passino senza accorgermi delle cose che contengono.

Ed è allora che ho pensato che forse questa esperienza non dovrebbe rimanere soltanto mia.


Mi piacerebbe che Umbriamoci provasse a proporre, periodicamente, qualcosa di estremamente semplice: camminare insieme nella nostra terra.

Non una gara. Non un'escursione da riempire di spiegazioni. Non un elenco di monumenti da vedere.


Un cammino lento.


Un percorso facile, accessibile, da affrontare lasciando spazio anche al silenzio. Ognuno con se stesso, ma insieme agli altri. Perché forse anche questo è il senso del cammino: ritrovarsi senza isolarsi, stare con gli altri senza avere continuamente bisogno di riempire lo spazio di parole.


L'Umbria può offrirci qualcosa di straordinario per farlo.


Ci mette il paesaggio. Ma anche la storia, la tradizione, il lavoro dell'uomo, la spiritualità. Ci mette quella particolare convivenza tra terra e cielo che qui, in alcuni momenti, sembra quasi naturale.


A noi rimane una cosa molto più difficile.


Trovare il tempo per attraversarla lentamente.


Aldo Giuseppe Geraci

27 settembre 2026

bottom of page